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Avvicinandoci al Giro, i racconti dell'Appennino

GDA08 1947 COPPI ALLA PARTENZALa vittoria di Alfredo Martini al Circuito dell’Appennino del 1947.

Domenica 10 agosto 1947. È in programma, con grandi novità, l’ottava edizione del Circuito dell’Appennino.

Fausto Coppi è lo “starter” d’eccezione, annunciato dai giornali a caratteri cubitali, più degli atleti in gara. L’atleta di Castellania aveva esordito nella nostra corsa nel 1938, non ancora diciannovenne, grazie all’eccezione al regolamento, che non permetteva a quella età di correre in una gara nazionale per professionisti, indipendenti e dilettanti, fatta dal patron Luigin Ghiglione, che fu poi ricompensato da un buon sesto posto conquistato da quel giovanotto che era arrivato a Pontedecimo, per disputare la corsa, in bicicletta da Castellania e che a Castellania sarebbe ritornato la sera, dopo la gara, sempre in bicicletta. Fausto salì sul podio l’anno successivo, terzo, alle spalle di Lorenzo Mazzarello e Giovanni De Stefanis. Il Campionissimo in quel 1947 aveva già vinto il Giro di Romagna e soprattutto il Giro d’Italia, dove sfilò la maglia rosa a Gino Bartali nella tappa di Trento, in fuga solitaria sul Pordoi e sul Falzarego. La domenica precedente si era ritirato dalla prova del Campionato del Mondo a Reims, non aveva la condizione per partecipare alla corsa polceverasca, ma non volle mancare alla promessa di essere presente fatta a Ghiglione, del quale ormai era diventato ottimo amico.

Dicevamo delle grandi novità: per la prima volta la corsa superava i duecento chilometri, misurandone ben 222. Infatti, per la prima volta, a Busalla, dopo ottanta chilometri di percorso, si svoltava a sinistra, verso Casella, Montoggio e la Scoffera, per poi attraversare Genova, da Molassana al Centro, poi Sampierdarena e la Val Polcevera per la scalata della Bocchetta, ancora non asfaltata. Si presentarono al via, tra gli altri, Settimio Simonini e Lorenzo Mazzarello, vincitori di due edizioni del Circuito dell’Appennino prima della Seconda Guerra Mondiale, il ligure Vittorio Rossello, che, assente il vincitore del 1946 Enrico Mollo, indossava il dorsale con il numero uno, essendosi classificato secondo nell’edizione precedente. C’erano anche Secondo Barisone, che nel 1945 aveva vinto il Circuito di Pontedecimo, organizzato praticamente ancora sulle macerie della guerra dall’U.S. Pontedecimo, anche a voler significare, con la liberazione, una ritrovata voglia di vita e di sport, Giordano Cottur, il triestino in rosa nel Giro d’Italia del 1946 e “vincitore” nella tappa di Trieste, neutralizzata dopo l’assalto ai girini da parte di attivisti anti italiani a Pieris. C’era Alfredo Martini, un atleta da primi dieci posti al Giro d’Italia, essendosi classificato nono nel 1946 e sesto nel 1947. Fausto Coppi abbassa la bandiera a scacchi alle 11,25. Da Pontedecimo sono pochi i chilometri di pianura, si attacca subito la salita dei Giovi, che dà slancio sin dalle prime rampe all’anziano Ezio Cecchi, reduce dal secondo posto nella Milano-Sanremo, conseguito alle spalle di Coppi. A Cecchi si accodano il genovese Danilo Montobbio (per la precisione di Pieve Ligure) e Alfredo Pasotti. Il Gran Premio della Montagna di Passo dei Giovi è conquistato da Ezio Cecchi, la speciale classifica attribuisce punti anche sul Passo della Scoffera, sul passo della Bocchetta, sul secondo passaggio sui Giovi, che avviene dal versante opposto al primo. Il gruppo ridiventa compatto a Ronco Scrivia. Ma tale resta per poco, evadono infatti altri tre: Alfredo Martini, Secondo Barisone e il triestino Egidio Feruglio. Nel tratto di pianura tra Novi Ligure e Serravalle Scrivia troviamo, tra i contrattaccanti all’inseguimento dei tre fuggitivi, Settimio Simonini e altri tre corridori. Ezio Cecchi e Michele Motta sono distaccati di sette minuti, addirittura di undici Giordano Cottur, che era partito con i favori del pronostico, non solo perché vantava già nel suo palmares quattro vittorie in tappe del Giro d’Italia, ma anche per l’ottima sua prestazione nel Tour de France concluso all’ottavo posto due settimane prima, corso con la Nazionale italiana che schierava altri protagonisti di questa edizione del Circuito dell’Appennino, quali Egidio Feruglio e Primo Volpi. Presto Giordano Cottur si ritirerà, anziché verso la Scoffera, a Busalla infatti si dirige verso Pontedecimo. Il terzetto all’attacco continua con un discreto vantaggio sugli inseguitori, prima della Scoffera cede Secondo Barisone, sul Gran Premio della Montagna transita per primo Martini, Barisone, sfinito e staccato, si ritira durante l’attraversamento di Genova. Alle spalle di Egidio Feruglio e Alfredo Martini i gruppetti di Ezio Cecchi e Settimio Simonini si ricompattano, al rifornimento di Corso Sardegna hanno otto minuti di ritardo, ma possono ancora contare, per la vittoria, nella salita della Bocchetta. Posizioni immutate a Pontedecimo, Feruglio e Martini attaccano l’arcigna salita con otto minuti di vantaggio sugli inseguitori. Feruglio si stacca già dalle prime rampe, Alfredo Martini, nonostante il rapporto che poi definì “sbagliato” transita primo sul Gran Premio della Montagna, con quattro minuti su Feruglio, sette su Michele Motta, dieci su Settimio Simonini, che precede di poco Ezio Cecchi, Vittorio Rossello, Giovanni Brotto, Giulio Bresci. Danilo Montobbio, che ha forato poco prima della vetta, transita con Gennaro Ghezzo a dodici minuti. Ci sono da percorrere ancora sessanta chilometri, ma senza la salita alla Castagnola, infatti la corsa dopo Voltaggio si dirige a Gavi Ligure, per poi transitare per Serravalle Scrivia, Arquata Scrivia, Ronco Scrivia e Busalla, e affrontare l’ultima salita della giornata, i Giovetti. Alfredo Martini è primo anche sull’ultimo Gran Premio della Montagna, al suo inseguimento il più fresco Michele Motta si avvicina a Feruglio, alle loro spalle Settimio Simonini prende un bel vantaggio sugli altri, ipotecando il quarto posto. Alfredo Martini giunge a Pontedecimo alle 18,15, avendo compiuto i 222 chilometri del percorso in 6 ore e 50’, alla media di 32,400 km/h. Feruglio si classifica secondo, con un ritardo di 2’10”, Michele Motta terzo, a 6’, Simonini quarto a 6’30”, Ezio Cecchi a 7’, Danilo Montobbio, sesto, è il primo della categoria indipendenti. Fausto Coppi chiede al vincitore che rapporto avesse usato della Bocchetta: era un rapporto sbagliato, ma con le biciclette di allora non c’era grande scelta, era un 51x21. Martini non conosceva la Bocchetta, nonostante le vacanze trascorse in Val Polcevera, in casa di uno zio, ma la domò ugualmente. Alfredo Martini vincerà un altro Giro dell’Appennino, in qualità di Direttore Sportivo. Infatti nel 1971 condusse Gosta Pettersson, fresco vincitore del Giro d’Italia, alla vittoria, guidando l’ammiraglia della Ferretti.