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I mitici colli del Giro d’Italia e del Tour de France di G.B. Persi

Izoard da usareIl socio dell’U.S. Pontedecimo Ciclismo G.B. Persi, dopo aver conquistato il record del mondo U.C.I. dell’ora over 75 nel 2013, ha deciso, per le stagioni successive, una nuova impresa.
Lasciata (momentaneamente), la bici da pista, Maurizio Fondriest, il Campione del Mondo a Renaix nel 1988, oggi costruttore di biciclette, gli ha consegnato una leggerissima TFO (il peso è di soli 6,5 kg., tre etti in meno del peso minimo permesso dall’UCI ai professionisti), per dargli modo di affrontare al meglio le salite dei mitici colli di Tour e Giro, a lui che non ha la struttura fisica dello scalatore, pesando oltre settanta chili. E così nel 2014, con la nuova bicicletta, è salito al Sestrieres, al Passo del Tonale, a Pejo Paese, al Passo della Mendola, a Marilleva 1400, al Passo Carlomagno, al Col dell’Izoard e al Passo dello Stelvio. 

Il Passo dello Stelvio, alto 2758 metri sul livello del mare, è il valico stradale più elevato in Italia, superato in Europa solo dal Colle dell’Iseran, e, in qualche maniera, dal Col della Bonette, sul quale è stata costruita una strada che parte dal valico già esistente, posto a 2715 metri, e sale sino alla quota di 2802. Fu Inserito nel Giro d’Italia nel 1953, e fu subito teatro di una delle indimenticabili imprese di Fausto Coppi.

 

Nella foto G.B. Persi affronta l'Izoard, con la maglia dell'U.C.I. in qualità di Campione dell'Ora in carica, record conquistato da atleta dell'U.S. Pontedecimo Ciclismo al velodromo di Montichiari.

 

 

Reduce dalla seconda accoppiata Giro-Tour, avvenuta nel 1952, Fausto Coppi va verso i 34 anni, e per quella stagione sogna l’unico titolo che ancora non è riuscito a conquistare: il Campionato del Mondo. È comunque tra i favoriti del Giro d’Italia, ma a contrastargli la vittoria ci sono Louison Bobet, Hugo Koblet, Pasquale Fornara, Angelo Conterno, Fiorenzo Magni e anche Gino Bartali, il “vecchio” che guida una squadra che porta il suo nome. Fornara veste la maglia rosa a Roccaraso, la tiene due giorni, poi Hugo Koblet la fa sua nell’ottava tappa, la cronometro da Grosseto a Forte dei Marmi, nella quale dà 46” di distacco a Fornara e 1’21” a Coppi. Per Coppi c’è il terreno per recuperare. Non basta la vittoria nella cronometro a squadre all’autodromo di Modena, nella quale Coppi, capitano della Bianchi, recupera a Koblet 26”, Fausto deve approfittare della terz’ultima tappa, la Auronzo-Bolzano, con quattro valichi dolomitici, soprattutto il Falzarego, il Pordoi e il Sella. Il Campionissimo attacca sul Falzarego, gli resistono solo Fornara e Koblet, che lo distanzia nella successiva discesa, tanto è vero che lo svizzero transita primo e da solo sul Pordoi, con Coppi che recupera solo una parte del tempo perso in discesa. Sul Sella però Fausto non solo riaggancia Koblet, ma lo lascia, allungando anche nella successiva discesa. Koblet, fortissimo sul passo, la raggiunge in pianura, a dieci chilometri dal traguardo di Bolzano: il Giro sembra deciso, tra i due c’è un accordo tra gentiluomini, a Fausto Coppi va la tappa, a Koblet il Giro. Pasquale Fornara arriva a quasi quattro minuti, Gino Bartali a oltre sette. Il primo giugno c’è la penultima tappa e si deve affrontare per la prima volta nella storia, il Passo dello Stelvio. Koblet è tranquillo, forte dell’accordo con Fausto e del vantaggio di 1’59” in classifica, ed è tranquillo anche Fausto, che ha già fatto i complimenti allo svizzero. Chi non ci sta è la Bianchi, a partire dal patron, Aldo Zambrini, per proseguire con il direttore sportivo, Giovanni Tragella, il meccanico Pinella De Grandi e i gregari, Sandrino Carrea ma soprattutto Ettore Milano, per finire con il massaggiatore, il mago cieco, Biagio Cavanna. Ad essi Fausto non può che promettere, controvoglia, che tenterà di ribaltare la classifica. Al raduno di partenza Hugo Koblet firma autografi e si fa fotografare, anche con Ettore Milano, che gli chiede di farlo senza gli occhiali da sole. Dietro le lenti scuri l’angelo custode di Coppi non manca di notare gli occhi arrossati, sintomo di insonnia e di tensione. Ettore riferisce subito al capitano. Scaramucce di Fiorenzo Magni in partenza, placcato dai celesti Stefano Gaggero e Michele Gismondi. Prima di affrontare i 48 tornanti dello Stelvio, Hugo Koblet allunga, per far capire a tutti chi è il padrone del Giro. A Prato dello Stelvio, punto di inizio dell’ascesa, è Carrea ad incendiare la corsa, il gruppo va a brandelli e Fausto segue a ruota il suo gregario come un rimorchio, e Koblet segue Coppi come un’ombra. Le cronache racconteranno come il Campionissimo si sia rivolto al giovanissimo Nino Defilippis, inducendolo a scattare. Siamo a dodici chilometri dalla vetta dello Stelvio, quella che dopo la morte di Fausto, si sarebbe chiamata Cima Coppi. Coppi non può lasciar andare Defilippis, anche se il Cit è indietro in classifica di circa 25 minuti, pertanto scioglie il patto con Koblet e si getta all’inseguimento. Come scrive Marco Pastonesi, Fausto vola, Koblet si pianta. Sul Passo Fausto Coppi transita con 2’17” su Pasquale Fornara, 2’48” su Gino Bartali, 3’27” su Nino Defilippis, 4’25” su Hugo Koblet, preceduto di poco anche da Andrea Carrea. Mancano 22 chilometri al traguardo di Bormio, tutti di discesa. Coppi rischia il tutto e per tutto, ma è Koblet a finire per terra nel tentativo di recuperare. Il verdetto finale dello Stelvio è primo Coppi, secondo Fornara, a 2’18”, terzo Bartali a 2’48”, quarto Koblet a 3’28”. Ora è lo svizzero indietro, 1’29” sono non recuperabili nell’ultima tappa, a Milano vince Fiorenzo Magni, con i contendenti che arrivano tutti assieme e Fausto Coppi fa suo, per la quinta (e ultima) volta il Giro d’Italia.

Il Passo dello Stelvio è stato anche il traguardo finale dell’ultima tappa di un Giro d’Italia. Era il 1975, l’ultima tappa era in programma domenica 7 giugno, con partenza da Alleghe. Fausto Bertoglio, in maglia rosa con soli 41” di vantaggio sullo spagnolo Francisco Galdos, non poteva essere tranquillo della vittoria. Dopo i passi del San Pellegrino e del Costalunga, scalati dal gruppo con tranquillità, si accendono le polveri negli ultimi 24 chilometri, scanditi dai 48 tornanti. La squadra della Kas lavora per far recuperare il distacco al capitano, ma sulla cima si dovrà accontentare solo della vittoria di tappa, perché Fausto Bertoglio è secondo con lo stesso tempo. Un altro Fausto si laurea vincitore della corsa rosa grazie allo Stelvio.

L’ultima volta che il Giro d’Italia ha scalato il Passo dello Stelvio è stato nel 2014, quando per la prima volta nella storia i girini hanno valicato il Passo di Gavia e lo Stelvio nella stessa tappa, fatto previsto già da Torriani anche in edizioni precedenti ma non realizzato per le condizioni meteorologiche. Anche in questa occasione la discesa dello Stelvio è stata affrontata sotto la neve e con temperature vicine allo zero, inducendo la giuria ad apprestare condizioni di massima sicurezza, interpretate da molte squadre come una vera e propria neutralizzazione, ma questo non ha impedito a Nairo Quintana di inseguire in discesa Dario Cataldo, primo a transitare sulla Cima Coppi. Il colombiano, in compagnia di Pierre Rolland e Ryder Hesjedal raggiunge Cataldo all’imbocco dell’ultima salita, verso Val Martello, dove arriva per primo con 8” sul canadese e 1’13” sul francese, e toglie la maglia rosa al connazionale Rigoberto Uran, nono al traguardo con un ritardo di 4’11”. Anche questa volta lo Stelvio è stato decisivo per l’assegnazione della vittoria finale.

G.B. Persi ha scalato i 48 tornanti del versante altoatesino, da Prato Stelvio, percorrendo i 24,2 chilometri nel tempo di 2 ore e 40’, alla media di 9,075 km/h.

Nel 2015 le salite affrontate da G.B. Persi sono state il Colle delle Finestre, il Colle dell’Agnello, il Passo della Bocchetta (affrontata dal Giro d’Italia solo prima del 1934, dopo la salita delle streghe è stata del Giro dell’Appennino, una sorta di omaggio del Giro d’Italia al patron Luigin Ghiglione), il Passo del Gavia, il Passo del Mortirolo, il Col de Lautaret e il Col du Galibier.  

Il Col du Galibier è il valico delle Alpi Francesi che separa le Alpi Cozie dalle Alpi del Delfinato ed ha una altitudine di 2645 metri. Inserito già nel 1911 nel percorso della Tour de France, in quell’anno vide il passaggio al primo posto di Emile Georget, primo anche sui passi precedenti, l’Aravis, il Télégraphe e il Lautaret, che collegano Chamonix con Grenoble, dove Georget arrivò con 15 minuti di vantaggio su Paul Duboc e 26 su Gustave Garrigou, che vinse quel Tour davanti a Paul Duboc e Emile Georget. Fausto Coppi transitò primo sul Galibier nel 1952. Tra gli altri italiani che hanno conquistato questa cima, ci sono Bartolomeo Aimo nel 1924, Francesco Camusso nel 1932 e Gino Bartali nel 1937, tutti sull’antico tracciato, essendo stata inaugurata solo nel 1938 la nuova strada, siglata D 902. Fu l’italiano Mario Vicini il primo a conquistare il colle transitando nel 1938 sulla nuova strada, fu poi la volta di Fermo Camellini nel 1947.

Persi Bonnet da usare

G.B. Persi sul Col de la Bonette, con il nipote Moreno e l'amico Pietro Grasso.

Nel 1992 fu la volta di Franco Chioccioli, nel 1998 realizzò l’impresa Marco Pantani, l’ultimo atleta ad aver conquistato Giro e Tour nello stesso anno. Era il 27 luglio. Alla partenza della tappa da Grenoble, che prevedeva, oltre al Galibier, anche la Croix de Fer e Le Télégraphe, Marco Pantani era quarto, ed aveva un ritardo di 3’01” da Jan Ullrich: un ritardo importante, anche alla luce della cronometro prevista quattro giorni dopo, 52 chilometri a favore del tedesco. Piove a fa freddo. A 4 chilometri dalla vetta del Galibier, dove oggi c’è una stele in ricordo, 47 dal traguardo in salita di Les Deux Alpes, il pirata si toglie la bandana e mani basse sul manubrio si alza sui pedali, uno scatto secco al quale tenta di resistere solo Luc Leblanc, ma il suo passo risulta assai più lento di quello del romagnolo: in cima ha già 2’46” di vantaggio sulla maglia gialla, affronta con coraggio la discesa bagnata ed ha ancora energie per rilanciare l’azione verso il trionfo. A Les Deux Alpes arriva con 1’54” su Rodolfo Massi e cinque secondi in più su Fernando Escartin, ma quel che conta è il ritardo di Jan Ullrich, che arriva a 8’57”, scortato dai compagni di squadra Udo Bolts e Bjarne Riis. Pantani veste la maglia gialla con 3’53” su Bobby Julich e 4’14” su Fernando Escartin, Ullrich è giù dal podio, al quarto posto. Pantani è terzo nella lunga cronometro della penultima tappa, cede solo 2’35” a Jan Ullric, che sale al secondo posto in classifica generale, il giorno dopo a Parigi Marco Pantani festeggia la doppietta Giro-Tour con 3’21” di vantaggio sul tedesco e 4’08” su Bobby Julich, stabilendo anche la media record generale, con 39,983 km/h. Dopo Pantani l’unico italiano ad essere transitato al primo posto sul Col du Galibier è stato Stefano Garzelli nel 2003, nell’ottava tappa, Sallanches-L'Alpe d'Huez, il Galibier è la penultima salita prima dell’ascesa finale, e Stefano Garzelli precede in volata sulla cima più alta del Tour del centenario, Francisco Mancebo, Christophe Moreau, Richard Virenque e Haimar Zubeldia, vincendo così il premio speciale di 5.000 euro.

G.B. Persi ha scalato gli 8,800 chilometri che dal Col du Lautaret portano al passo nel tempo di 55’50”, alla media di 9,241 km/h.

In quest’ultimo anno G.B. Persi ha affrontato l’Abetone, il Terminillo, la Cima Bonnet, il Passo Pordoi e il Passo Sella (entrambi da Arabba), il Monte Bondone, il Mont Ventoux e l’Alpe d’Huez.

L’Alpe d’Huez è stata affrontata per la prima volta durante il Tour de France nel 1952. Si tratta di una salita con 21 tornanti, di circa 14 chilometri (da Bourg d’Oisans) e con un dislivello di circa 1.100 metri, la pendenza media è vicina all’8%. Nella nona tappa del Tour del 1952, Mulhouse-Lausanne, va in porto una fuga di otto ciclisti, che arriva nella città svizzera con oltre nove minuti di vantaggio sul gruppo. Il meglio posizionato in classifica è Andrea Carrea, gregario di Fausto Coppi nella Bianchi e in questa occasione nella Nazionale azzurra, che indossa così la maglia gialla, ed è al via il giorno successivo da Lausanne con 1’01” di vantaggio su Fiorenzo Magni e 5’04” su Fausto Coppi. Come ha sempre affermato Carrea, quella maglia gli sembra un peso, crede di non meritarla, ed è con grande sollievo che aiuta il capitano a conquistarla. Ai piedi della salita finale, verso l’Alpe, attacca Jean Robic, insieme a Raphael Geminiani. Fausto Coppi risponde all’attacco e ben presto salta Geminiani e raggiunge Robic a otto chilometri dalla vetta. Un allungo, poi un altro, al terzo il francese cede. A sei chilometri dal traguardo Coppi è solo, vince con un vantaggio di 1’20” su Jean Robic e 3’22” su Stan Ockers, indossa la maglia gialla con soli 5” di vantaggio su un felicissimo Carrea. Il proseguo del Tour è un trionfo per Fausto, che a Parigi lascia il secondo, Stan Ockers a 28’17”, e il terzo, Bernardo Ruiz, a 34’38”, con Gino Bartali quarto a 35’25”. Bisogna aspettare il 1976 per ritrovare l’Alpe d’Huez in una tappa della Grande Boucles. Inizia l’epopea degli olandesi, tant’è che l’Alpe diventa la “montagna degli olandesi”, che tra il 1976 e il 1989 la conquistano per otto volte. Ma gli italiani non sono da meno, vantando sette conquiste del Colle, oltre che con Coppi, due volte con Gianni Bugno, due volte con Marco Pantani, poi con Roberto Conti e con Giuseppe Guerini, quest’ultimo nonostante sia stato fatto cadere da uno spettatore mentre era solo al comando della tappa.

Foto Alpe dHuez da usare

G.B. Persi ha scalato l’Alpe d’Huez da Rochetaillée, percorrendo i 29,100 metri della salita con il tempo di 2 ore e un minuto, alla media di 14,429 km/h.